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Visualizzazione dei post da giugno, 2017

6 giugno, muore il Conte di Cavour troppo presto o troppo tardi

Accade oggi, 6 giugno 1861 muore Camillo Benso Conte di Cavour. Muore troppo presto per finire con criterio l'opera da lui iniziata, l'unità nazionale, e troppo tardi per impedire che essa avvenga.    È di pochi mesi prima la consegna del Regno delle Due Sicilie conquistato da Garibaldi a Vittorio Emanuele, la conclusione territoriale, salvo per Roma ancora pontificia e il Veneto austriaci, dell'unificazione territoriale. Un'impresa quest'ultima che il primo ministro del Re non aveva visto di buon occhio, salvo poi cavalcarla a cose fatte di fronte al travolgente successo dei garibaldini in Sicilia. Lui era ancora alle prese con la riorganizzazione del piccolo stato sabaudo in un grande regno padano, fino alla Toscana e senza Veneto. Valutava il boccone del Sud troppo grande per non risultare indigesto. Inoltre aveva ottenuto Lombardia, Emilia e Toscana con delle guerre per procura, francesi, ed equilibrismi diplomatici che neanche Bismarck dopo di lui. Le avventure

4 giugno, la svastica sulla Tour Eiffel

Accade oggi, 4 giugno 1940 l'esercito tedesco entra per la seconda volta in meno di un secolo a Parigi. Sono gli effetti del Blitkrieg attraverso le Ardenne che in un mese sfalda le difese alleate e ricaccia a mare fuori dal continente, dal porto di Dunquerque, l'esercito inglese.   Sembra l'apoteosi nazista, Polonia spartita con i sovietici e occupata, Danimarca e Norvegia occupate, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo occupati. Potendosi sedere per la pace è un bel bottino, ma il Regno Unito non molla. E senza pace bisogna restare in guerra. Restare in guerra su due fronti è da sempre il Babau dello stato maggiore tedesco, dal piano Von Schlieffen della Grande Guerra in poi. Come aprire un fronte ad est finché resta un nemico a ovest? Per un anno Adolf Hitler non sapendo che fare va nell'Europa del Sud, Grecia e Balcani, e Africa. Poi condanna a morte se stesso e milioni di tedeschi e russi scatenando l'offensiva disperata verso Mosca fino a quel momento sua

3 giugno, Tienanmen in silenzio

Accade oggi, 3 giugno 1989 inizia le repressione degli studenti cinesi scesi nelle strade della capitale Pechino e riunitisi nella centralissima piazza Tienanmen per chiedere pluralismo e libertà di pensiero.   Letteralmente il nome della piazza si traduce in Porta della pace celeste anche se a partire dalla notte del 3 giugno e per almeno le successive 48 ore si contano, proprio in quella piazza all'ingresso della Città Proibita, un numero imprecisato di vittime, fino a 7500 secondo alcune stime. Già che non ci sia neppure una conta delle vittime lascia intendere il livello di censura e controllo dello stato cinese sulla propria società. Dopo quasi 30 anni non c'è nulla che somigli a una verità storica! Non se ne parlerà molto oggi, la Cina è lo sponsor mondiale della globalizzazione, inventata negli Stati Uniti in assenza di idee migliori dopo la fine della Guerra Fredda, è stata ora adottata dal drago cinese che la cavalca per completare la propria modernizzazione. La Cina,

2 giugno, l'hanno chiamata Repubblica italiana

Accade oggi, il 2 giugno 1946 che gli italiani siano chiamati ad esprimersi in referendum, per la prima volta con suffragio realmente universale votando anche le donne, sulla forma dello stato che deve nascere sulle ceneri del fascismo nel secondo dopoguerra.   Non senza polemiche - è l'Italia bellezza! - si sa che vince la Repubblica costringendo la casa regnante dei Savoia ad abbandonare il paese. Tanta distruzione, vien da dire, almeno è servita a qualcosa! Nelle stesse giornate del 2 e 3 viene eletta l'Assemblea Costituente, il primo parlamento libero italiano dopo più di 20 anni, chiamato a redigere la Costituzione ancora vigente. Inutile paragonare il 1946 al 2017, però, con tutti i difetti, l'ignavia e la boria, i regnanti Savoia, perso il referendum costituzionale. abbandonarono il paese. Non si chiedeva ovviamente a Matteo Renzi, perso il referendum costituzionale nel 2016, addirittura l'esilio, ma almeno di lasciare la politica. Come aveva promesso peraltro, f